Martingale Risk
Martingale Risk
Il marketing delle banche e i « trucchi » nascosti nei contratti

Gli strumenti derivati venduti in Italia dalle banche  hanno avuto la forma generalmente di
“Interest Rates Swaps” (IRS), cioe’ di scambio (swap) di flussi di cassa legati all’andamento di
un tasso di riferimento (per esmpio Euribor 6 mesi) e relativi ad un ammontare nozionale
(Appendice E). Gli acquirenti delle banche sono stati per la maggior parte enti pubblici, piccole
e medie imprese ed investitori privati (Appendice A).

La nostra esperienza di analisti quantitativi e strutturatori di titoli derivati ci permette di
individuare e di spiegare i punti critici (o trucchi) insiti nei contratti derivati e piu’ in generale
nelle operazioni fuinaziarie connesse ad essi. In questi punti si nasconde la causa delle
ingenti perdite rilevate dalle imprese e, diametralmente, i profitti sproporzionati realizzati dalle
banche.

  • Finalita’ distorta. Molti contratti derivati sono stati proposti e successivamente venduti
    ai clienti come strumenti di copertura dal rischio di rialzo dei tassi di interesse e/o dal
    rischio di cambio. Le imprese sono naturalmente esposte al rialzo dei tassi in quanto
    cio’ determina un aumento del costo del capitale di debito;  questi strumenti avrebbero
    dovuto annientare gli effetti negativi sui flussi di cassa e quindi rendere la gestione
    finanziaria del debito aziendale immune dalle variazioni dei tassi. In realta’, in molti casi
    i contratti si sono rivelati speculativi, cioe’ vere e proprie scommesse senza alcuna
    finalita’ di copertura. Spesso questi contratti sono stati legati a variabili di mercato
    (indici di borsa, commodities, CDS) che nulla avevano a che fare con l’operativita’ dell’
    impresa.

  • Complessita’ dei contratti. La complessita’ delle formule che definivano i pagamenti
    sono state tali da rendere la comprensione del contratto e la valutazione della sua
    idoneita’ agli obiettivi aziendali assolutamente impraticabile ai non addetti ai lavori. Tale
    complessita’ ha reso praticamente impossibile sia la comparazione delle condizioni
    contrattuali con forme alternative, sia il calcolo del profilo di rischio in termini di cash
    flows futuri.

  • Mancanza di liquidita’. I contratti di swap, una volta eseguiti dall’impresa, non sono
    generalmente trasferibili ad altri soggetti e possono essere chiusi e/o rinegoziati solo
    con la banca originaria. Le banche hanno approfittato di questa situazione imponendo
    alle imprese costi e/o condizioni di chiusura particolarmente penalizzanti. In base alla
    nostra esperienza, possiamo affermare che attualmente, a causa della elevata
    concorrenzialita’ raggiunta dal settore, le banche realizzano la maggior parte dei profitti
    nella fase di chiusura (unwinding) dello swap piuttosto che in quella di sottoscrizione. Il
    cliente in genere non e’ pienamente consapevole delle condizioni di unwinding al
    momento della stipula del contratto.

  • Assenza di prezzi di riferimento. Il fatto che i contratti non siano scambiati in mercati
    liquidi implica l’impossibilita’ per il cliente di avere prezzi di riferimento ai quali
    valutarne la convenienza in fase di stipula e successivamente il valore di mercato
    durante la loro vita. Il « tasso strutturato », pagato dal cliente alla banca e spesso
    risultante da formule matematiche complesse, rende inoltre possibile la valutazione
    del valore del contratto (fair value) solo agli operatori specializzati.

  • Rinegoziazione e copertura delle perdite. Le banche tendono a nascondere ai clienti
    le perdite derivanti dai contratti, in termini sia del valore di mercato (Mark to Market) che
    dei flussi di cassa attesi. La maggior parte delle volte propongono di chiudere i contratti
    originari (unwinding) e di sostituirli con nuovi contratti che ne incamerano il Mark-to-
    Market negativo. Tali contratti hanno pero’ una probabilita’ di generare flussi di cassa
    negativi per l’impresa ancora maggiore di quelli precedenti. Essi inoltre spesso sono
    basati su un valore nozionale piu’ elevato, aumentando cosi’ l’esposizione al rischio
    dell’impresa.


Una situazione accaduta di frequente: Cancellazione (unwinding) e
Rinegoziazione di uno Swap

  • L’impresa stipula con la banca un primo contratto (Contratto A) alla pari (zero upfront),
    dove si impegna a pagare una serie di flussi di cassa a fronte del tasso Euribor 6M.

  • Dopo due anni, l’impresa ha pagato in totale 12mn al netto dei flussi ricevuti dalla
    banca. Decide, dopo altri 6 mesi, di rinegoziare il contratto. La banca, per cancellarlo
    (Unwinding), richiede il pagamento di 15mn.

  • La banca propone un nuovo contratto (Contratto B), con scadenza e nozionale superiori
    al primo. Con il nuovo contartto, la banca paga all’impresa 15mn upfront, esattamente l’
    importo ricevuto a seguito dell’unwinding.

  • Il nuovo contratto genera flussi di cassa netti negativi per l’impresa ancora superiori
    rispetto al primo.
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longer."  Albert Einstein
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Valutazione di strumenti derivati
La "Questione derivati" in Italia
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